la Trottola e Il Tarlo

trottola del tarlo

Prendiamone atto, ancora prima di cominciare questo racconto: ognuno di noi è una trottola, frammento roteante più o meno inconsapevole tra miliardi di corpi celesti, stelle e pianeti in rotazione; parte di un gioco misteriosamente ordinato da leggi fisiche (chi lo preferisce, sostituisca con “insondabili disegni”), carico nostro malgrado di energia cinetica e condannato ad una inguaribile coazione a ripetere.

Dopotutto ci sarà pur un motivo se con la trottola si giocava sin da quando la memoria dell’uomo si tramanda.

Studiosi sparsi tra i vari continenti hanno tracciato una storia lunga più di 6000 anni per la nostra compagna instancabile di giochi. Si parla di reperti disseminati tra la Mesopotamia e il Mediterraneo, la si può legittimamente immaginare lanciata tra i vicoli e le scalinate a Pompei e nell’imperiale Roma tanto quanto nell’antica Grecia. E poi ancora, trotterellando tra la Cina e la Corea e – più in là – sino al Giappone.

Tra un lancio a corda o accarezzata da milioni di indici e pollici, Turbo – così come la trottola veniva chiamata dai nostri antichi antenati romani – ha proseguito  la sua traiettoria attraverso le più svariate culture e latitudini, giungendo sino ai nostri millenni, nei quali possiamo tentare ricostruzioni storiche più verosimili grazie al supporto di grandi quantità e tipologie di documenti o reperti.

Abbiamo scoperto così che il suo utilizzo era ampiamente diffuso oltremanica già nel 1300 quando, durante lo Shrove Tuesday (l’equivalente del nostro Martedì grasso), le strade diventavano arene per battaglie giocose (o forse no?..) tra le diverse zone cittadine. Oppure che nelle pagine di Jules Verne, inseguendo Phileas Fogg e Passepartout per le mirabolanti avventure intorno al mondo, è possibile imbattersi in un virtuoso danzatore e giocolieri capaci di fare le cose più impensate grazie a trottole che […] sembravano animarsi di vita propria correndo su lame di sciabole o su fili di ferro sottili come capelli tesi […].

Passando da più recenti tradizioni come quella del Picchio (cono di legno con punta in metallo e attraversato da scalanature per ospitare la corda che permette un lancio vorticoso) o quella analoga della Ruzzola (gioco nel quale si usa far ruotare un disco di legno con diametri di addirittura 13 cm) si giunge senza soluzione di continuità sino ai manga di Takao Aoki, le cui storie sono incentrate sulle Beyblade. Queste trottole futuristiche sono state prontamente prodotte su scala industriale e sono tutt’oggi diffusissime ad ogni latitudine. E poi ancora tra uno Strummolo e la Maroccula, il Curlo o il Barralliccu per una carrellata senza fine.

Potremmo infatti proseguire a lungo (forse prima o poi lo faremo davvero in queste stanze digitali..) con un esempio dopo l’altro, sfogliando pagine immaginarie e affascinanti nella storia dell’umanità in gioco.

Tentare però di racchiudere così tanto in un solo testo è impresa assurda oltreché poco adatta a chi  – come noi – è più avvezzo all’uso delle mani che non dell’intelletto.

Dopotutto è sufficiente una breve ricerca navigando tra una pagina e l’altra di un qualsiasi motore di ricerca per andare alla deriva tra un’infinità di storie e curiosità legate a lei, la Trottola.

Quella inversa dei Celti, la Teetotum medioevale, l’ebraica Sevivon o quella costruita dai Maya: ogni cultura e ogni tempo l’hanno fatta propria con nomi e utilizzi innumerevoli (per i più curiosi, il sito www.dialettando.com ospita una carrellata dei differenti vocaboli dialettali per indicare il medesimo gioco roteante).

Per quanto ci riguarda, la storia è piuttosto semplice: è accaduto che ci trovassimo – un giorno di alcuni anni fa – a lanciare una trottola “ribaltina”. Da quel momento non siamo più riusciti a smettere, sedotti e mai abbandonati da colei che ha ispirato buona parte del nostro lavoro di artigiani e bambini non ben maturati.

Il gioco, come peraltro gran parte delle sostanze psicotrope con le quali si potrebbe supporre essere in qualche modo imparentato, porta con sé alcuni effetti collaterali: tende a chiedere sempre di più al convenuto; più tempo, più dedizione, più irrazionalità.

E così accade che uomini adulti, consumati dal tarlo di questo gioco, decidano di abbandonare carriere e mestieri ben più ortodossi per inseguire il sogno di vivere giocando, re-inventando e costruendo giochi recuperati dalla tradizione, utilizzando materiali di recupero e ricordando a sé stessi e a chi incontrano nelle piazze quanto sia magico “giocare senza un pizzico di elettricità”.

Attorno al gioco ruota ormai gran parte del nostro fare: da un primo modello abbozzato hanno preso forma numerose altre trottole “sorelle”, ognuna con caratteristiche peculiari come Luna e Pegaso, Venere con Cometa e Nettuno; senza dimenticare Sirio e numerose altre (il lettore attento avrà notato l’appassionato richiamo al cosmo da cui siamo partiti in questa confusa digressione).

Con l’affinarsi della tecnica, la creatività si è fatta libera di azzardare dando vita ai giochi e alle piste delle trottole, agli Anelli di Saturno e a Mercurio – un modo di indossare le nostre piccole magiche amiche – sino ad ospitare in casa un lontano cugino, anch’egli avvezzo alla rotazione, di nome Jo – Jo..

Nel nostro piccolo mondo fatto di torni e trucioli, l’albero genealogico di famiglia si è ampliato con l’ideazione e la realizzazione del Campionato delle trottole, una pista di oltre 12 metri componibile e itinerante. Pensata per ospitare batterie di trottole lanciate contemporaneamente in sfide entusiasmanti e adatte a grandi e piccini,  non si preoccupa dell’innescare – molto frequentemente – nuove dipendenze da gioco!

I piccoli hanno il dono vergine di stupirsi di fronte alle cose, di apprezzare la magia e lasciarsi trasportare. I grandi a volte pensano, dimentichi di essere stati bambini,  di riuscire a spiegare la magia con la logica: ma la trottola va oltre, non si fa racchiudere in semplici schemi, si sfila, rotolando anzi pirlando, per dirla con un termine tipico delle terre lombarde e che piace molto a noialtri insaziabili sognatori nell’era del digitale e – forse per questo – davvero un poco pirla.

Non ci arroghiamo il merito di aver inventato alcunché, ma andiamo molto fieri del nostro pensarne tante, ogni giorno: in qualche parte di mondo qualcuno quest’oggi avrà probabilmente pensato e (se dissennato come noi) realizzato qualche nuova forma o applicazione trottolesca. Sentirci parte di questa comunità di artigiani, in un certo senso di artisti, ci inorgoglisce non poco e continua a fornire il carburante necessario per far proseguire il viaggio del Tarlo, contaminando con la passione per la trottola il maggior numero di persone possibile.

Il progetto è ambizioso ma – almeno per il momento – pare non siano stati ancora inventati vaccini tanto efficaci da contrastare la viralità di questa magia..

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